Aumento dei prezzi dell’energia e soluzioni per il settore Commercial & Industrial

STEFANO PETRUCCI

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    Il team Falck Renewables - Next Solutions è a disposizione per rispondere alle tue domande.

    Confermo di aver letto e compreso l’Informativa sul trattamento dei dati personali e:

    Buongiorno e benvenuto al nostro ospite di oggi, Stefano Petrucci. Stefano, ti va di introdurti dicendoci chi sei e qual è il tuo ruolo, oggi, in Next Solutions?

    Io sono Stefano Petrucci, lavoro nel Gruppo Falck Renewables da circa 4 anni e oggi mi occupo dello sviluppo di soluzioni per il mondo B2B nell’area di Next Solutions.

    Partiamo parlando della stretta attualità: tutti i giorni ormai tra le notizie, si trovano aggiornamenti rispetto all’aumento dei prezzi dell’energia o in generale delle materie prime. Quali sono le maggiori difficoltà delle aziende che riscontrate oggi?

    Guarda, da quando ho cominciato a lavorare, pur essendo abbastanza giovane sono nel settore da un po’, non ricordo di aver visto questi livelli di prezzi e così a lungo. I nostri colleghi del trading, che si occupano di redigere mensilmente un report sull’andamento dei prezzi, riportano dati che dimostrano come questa sia una fase estremamente interessante e molto complicata. Parliamo di una media giornaliera di oltre 200 €/MWh rispetto ai 50-60 €/MWh a cui eravamo abituati, 4 volte tanto.

    La spiegazione di questa situazione è articolata e globale ma si può sintetizzare principalmente in due elementi:

    • Abbiamo una domanda di energia, in particolare di gas naturale che è molto forte ed è legata al momento storico che stiamo vivendo, di ripresa post-covid;
    • L’offerta energetica, in particolare di gas naturale, invece è stata e continua ad essere abbastanza ridotta.

    Questo ha creato una situazione contingente di aumento dei prezzi generalizzato piuttosto significativa.

    La cosa che più fa riflettere oggi gli industriali, che devono fare i conti con questi rincari, non sostenibili nel lungo termine, è che non si tratta di una situazione destinata a cambiare in fretta. La transizione energetica (cambio da combustibili fossi a energia rinnovabile) impiegherà diversi anni a realizzarsi ed in questo periodo ci saranno sicuramente periodi di grande volatilità che ad oggi non riusciamo a predire con esattezza.

    La generazione distribuita può rappresentare una soluzione per mitigare questo aumento dei prezzi e questa incertezza?

    Ti rispondo mettendomi nei panni di un industriale che si deve confrontare con un aumento di quasi il 200% dei prezzi della materia prima, come sta succedendo in questi giorni.

    I fronti su cui potrei agire per ridurre i miei costi d’energia sono due principalmente: o consumo meno, oppure produco l’energia in loco.

    Per produrre meno devo però ripensare la mia attività, devo cambiare l’eventuale processo produttivo, devo intervenire sulle attività cosiddette “core” dell’azienda. Sono interventi fattibili, su cui posso lavorare, ma mi sono necessari tempi di incubazione non banali e strategie di revisione generale della realtà in cui opero.

    L’auto-produzione di energia, invece, mi renderebbe – in tempi quasi immediati – indipendente dalle fluttuazioni dei prezzi energetici, che non sono prevedibili e gestibili da parte di un’azienda, lo stiamo vedendo in questi giorni. Inoltre, la generazione distribuita e in particolar modo il fotovoltaico, ad oggi, ha un costo di generazione molto più conveniente di quanto non valga l’energia prelevata da rete, che si porta dietro anche tanti oneri e una tassazione di un certo tipo. Per non parlare poi della tematica della sostenibilità, oggi estremamente attuale, anche alla luce della COP26 che si è tenuta in questi giorni.

    Certo, realizzare un impianto fotovoltaico richiede comunque un investimento iniziale da parte dell’industriale ed è per questo che esistono partner che si occupano di minimizzare l’impatto dell’investimento e di prendersi il rischio di performance, lasciando al consumatore industriale soltanto il beneficio del risparmio. Queste formule prevedono che l’industriale non debba quindi sobbarcarsi alcun costo iniziale, che possa impiegare le sue risorse per focalizzarsi sul processo produttivo e sull’eventuale aumento della propria capacità di produzione per diventare più competitivo sul mercato e seguire la crescita che in Italia non si verificava da anni.  

    In questo momento la generazione distribuita è un elemento secondo me davvero differenziante: noi abbiamo molti clienti che – rispetto a quanto previsto avevamo previsto a business plan quando avevamo firmato i contratti un anno fa o anche prima – adesso stanno guadagnando moltissimo proprio per il fatto di essersi resi indipendenti dalla rete.

    Altra tecnologia di cui si parla molto è lo storage. Come (e se) si colloca l’accumulo in questo contesto?

    L’aumento dei prezzi è legato anche e soprattutto al fatto che la generazione da FER (fonti rinnovabili) non è davvero partita. Quando arriveremo ad una situazione in cui il costo dell’energia sarà determinato principalmente dalle rinnovabili, avremo uno scenario del tutto diverso e saremo più avulsi dalle fluttuazioni determinate dal gas naturale e altri combustibili fossili. Le rinnovabili però hanno un limite che è quello della non programmabilità, essendo determinate ovviamente dalla presenza o meno di sole e vento: quando non c’è vento e non c’è sole, ma c’è domanda, si verificano degli spike di prezzo, perché c’è la necessità di rivolgersi a soggetti in grado di fornire energia attraverso i combustibili fossili.

    Lo storage è un elemento che va a calmierare questa problematica, a maggior ragione se inserito all’interno di uno stabilimento industriale. Piccola parentesi: questa configurazione, in gergo, viene chiamata Behind The Meter, mentre lo storage Front the Meter è quello connesso direttamente alla rete elettrica senza ulteriori unità di consumo.

    Tornando quindi all’esempio dello storage nel sito produttivo. Se gestissi un’azienda che consuma anche di notte (perché magari lavora su 3 turni) e che ha un impianto fotovoltaico, chiaramente non ho la possibilità di produrre e consumare contestualmente energia di notte. In questo caso un impianto di storage mi permetterebbe di stoccare l’energia di giorno e utilizzarla anche quando l’impianto fotovoltaico non produce (durante la notte).

    In più potrei utilizzare l’impianto di stoccaggio per ridurre i picchi di prelievo da rete, il cosidetto peak shaving, che in futuro avrà un impatto economico significativo in quanto molti degli oneri che vengono pagati in bolletta relativi alla potenza (e non alla energia) avranno un’incidenza sempre maggiore.

    Crediamo questa sarà una delle tecnologie del futuro, per le aziende e per il sistema nel suo complesso in una strada oramai segnata verso la decarbonizzazione.

    Grazie Stefano, per averci spiegato un po’ meglio che cosa sta succedendo con i prezzi dell’energia e come le realtà industriali possono correre ai ripari.